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Le scarpe rosse, è il seguito di Chocolat: carico come il libro che lo precede di atmosfere avvincenti, personaggi poliedrici e colorati, segreti e magia a volte oscura, è una rivisitazione del concetto di “lotta tra il bene e il male” anche se in questo caso la lotta è più propriamente un gioco. Sono passati quattro anni da quando Vianne Rocher e la figlia Anouk hanno lasciato il paese di Lansquenet. Per un certo periodo hanno vissuto a Les Laveuses, presso Framboise e suo marito (La stessa Framboise sul quale si basa il racconto “cinque quarti di arancia”?) tuttavia lo scandalo, le chiacchiere e ”gli amichevoli” le hanno seguite, perseguitate e minacciate mettendo in pericolo la piccola famiglia, del quale è venuta a fare parte la piccola Rosette. Nuovo nome e nuova storia per Vianne Rocher che ritrovatasi a Parigi apre una cioccolateria a Montmartre, sotto il nome di Yanne Charbonneau. Ma tutto è diverso da prima: la magia è sparita, Il vento ha smesso di soffiare. E’ qui che fa la sua comparsa Zozie de L’Alba, la donna con le scarpe rosse, e tutto cambia. Zozie è tutto quello che era una volta Vianne: bella, antitesi della timidezza, misteriosa e…magica. Con l’aiuto della magia e una buona dose di furbizia Zozie riesce a farsi “assumere” come aiutante di Yanne nella cioccolateria e ben presto la trasforma convincendo Yanne a riprendere la produzione propria di cioccolato, e conquistando la fiducia di Anouk e Rosette.
Zozie non è quello che sembra, forse non è nemmeno Zozie. Spietata, ambigua, seducente, falsa, Zozie ha un piano: distruggere la vita di Yanne.
Yanne rischia di perdere ciò che ha di più caro e si trova di fronte ad una scelta difficile: ricominciare a fuggire, o prendere in mano il proprio destino accettando lo scontro con Zozie con le armi che mamma Rocher le ha insegnato in un lontano passato la magia degli Aztechi e il suo cioccolato.
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In questi mesi ho ripreso a leggere con grande appetito. Finisco un libro ogni due settimane e considerando che leggere è una passione che in me scazzotta con lo scrivere, il dipingere il modellare e un “lavoro full time” + una “famiglia full time”, credo di avere una media di lettura decisamente alta.
Da quando ho scoperto Joanne Harris la mia vita di lettrice è diventata abbastanza facile. I suoi libri fanno tutti parte di quella categoria di libri che non dimentichi una volta letti, quei libri che ti si spalmano addosso come un balsamo profumato e quella fragranza te la porterai addosso per parecchi mesi dopo la lettura. Una volta che il profumo si è affievolito poi, si va a rannicchiare in un angolino del tuo subconscio per ritornare a solleticarti le narici vivido e pungente com’era durante la lettura.
Questi libri sono normalmente molto problematici per coloro che di libri si nutrono, perché innescano quel meccanismo di insoddisfazione che segue le letture meravigliose: trovare un libro che appassioni allo stesso modo diventa molto più difficile. Forse è anche per questo che scrivo.
Trovare dei buoni autori, se si vuole uscire dai grandi classici ed evitare i super recensiti e i “best seller” diventa pittosto arduo.
Questa però è anche una delle sfide che il lettore accetta e di buon grado – una delle cose che personalmente amo di più è la ricerca del libro che seguirà quello attuale: girare tra gli scaffali che profumano di carta, posare lo sguardo su centinaia di copertine.
La copertina di un libro è già una storia. Non ci si basa solo su quella naturalmente, ma è lei ad attirarci o ad allontanarci.
Nella mia carriera di lettrice, ne ho viste di molto particolari, come quella di un libro, di cui sinceramente non ricordo il titolo, che era fatta a forma di WC del quale si poteva aprire il coperchio…vabbè, scusate la nota scadente…
Tutto questo per dirvi che ho incominciato a leggere “Cinque quarti d’arancia” della Harris e sono ormai a metà e completamente intrisa della storia!
Ritornerò presto a farne la recensione, ma nel frattempo mi sento già di consigliarvelo! Per chi ama leggere anche un po’ con le papille gustative, per chi ama i paesaggi francesi e le storie che profumano di passato, questo il libro ideale!
A presto!
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Titolo Originale: CHOCOLAT
Autore: Johanne Harris
1 ed – 1999
Ambientato nella Francia del 1959
Vianne Rocher arriva al tranquillo villaggio di Lansquenet accompagnata dalla figlia Anouk: in breve tempo, apre un negozio di dolciumi, La celeste praline che attira da subito le attenzioni del paesino. I clienti che lo frequentano sono i più disparati e per ognuno Vianne sa trovare il dolce preferito. L’apertura del negozio attira su Vianne le antipatie del sacerdote e del sindaco….
Cosa ne pensa la strega scrittrice:
Fin dalle prime pagine il sapore del cioccolato, il suo profumo e le sue visioni entrano dalle pupille per invadere tutti i sensi del lettore. L’ho letto e riletto, gustando ogni pagina senza fretta.
In qualità di assuefatta al cioccolato mi permetto di dire che questo libro è un “must” per chi ama il cacao e tutti i suoi derivati.
La magia regna sovrana, nei piccoli gesti della protagonista durante la preparazione del cioccolato e nella sua vita di tutti i giorni. Vianne e sua figlia Anouk vivono nel proprio mondo fatto di rituali e antiche magie che ci riportano alla mitologia Azteca…
http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_azteca
Vi consiglio di darci un’occhiata perché ne vale la pena. I colori e le atmosfere di questa antica cultura sbucano qua e là tra le pagine di “Chocolat” come fiori esotici in una serra…
Beh, per ora non ho nulla da aggiungere, ma non escludo che tornerò a parlarvi di questo libro e dei mille tesori che nasconde…
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Cultura per il palato:
I mendiants…
Ingredienti
- Cioccolato fondente, al latte e bianco
- noci, pistacchi, mandorle, anacardi, uvetta,Nocciole
Come procedere…
Far colare delle cucchiaiate di cioccolato su un foglio di carta da forno e appiattire i dischi con il dorso del cucchiaio cospargere di frutta secca assicurandosi che su ogni disco ve ne siano almeno 4 colori. Lasciare indurire prima di servire.
Vengono preparati a Natale e la frutta secca, tradizionalmentre di quattro colori, rappresenta i quattro ordini mendicanti della Chiesa Cattolica : grigio per i francescani, marrone per i carmelitani, viola per gli agostiniani e bianco per i domenicani.
Questo il commento della Harris attraverso la voce di vianne Rocher: :”Sono i miei preferiti – e si chiamano così perchè anni fa venivano venduti dai mendicanti e dagli zingari – dischi grandi come biscotti di cioccolata nera, al latte, o bianca, sui quali si sparge della scorza di limone, mandorle e grossi chicchi di uva Malaga
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