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Nel futuro la specie umana sta scomparendo. Un’altra razza, aliena, potente e intelligentissima, ha preso il sopravvento, e i pochi umani rimasti vivono raccolti in piccole comunità di fuggiaschi. Tra loro c’è Jared, l’uomo che la giovane Melanie, da poco caduta nelle mani degli “invasori”, ama e non riesce a dimenticare. Neppure adesso che il suo corpo dovrebbe essere niente più di un guscio vuoto, un semplice involucro per l’anima aliena che le è stata assegnata. Perché l’identità di Melanie, i suoi ricordi, le sue emozioni e sensazioni, il desiderio di rincontrare Jared, sono ancora troppo vivi e brucianti per essere cancellati. Così l’aliena Wanderer si ritrova, del tutto inaspettatamente, invasa dal più umano e sconvolgente dei sentimenti: l’amore. E, spinta da questa forza nuova e irresistibile, accetta, contro ogni regola e ogni istinto della sua specie, di mettersi in cerca di Jared. Per rimanere coinvolta, insieme a Melanie, nel triangolo amoroso più impossibile e paradossale, quello fatto di tre anime e due soli corpi.”
Ho letto tutti i libri della Meyer attualmente in commercio e li ho letti molto dopo il clamore che hanno sucitato. Prima di imbattermi nel tomo di twilight non conoscevo la Meyer, né l’epica storia di Edward e Bella.
La saga di Twilight mi è  piaciuta molto nonostante io non sia più un’adolescente (e da un bel pezzo). Mi piace lo stile semplice della Meyer, che riesce a narrare degli stati d’animo complessi e tormentati del primo amore, senza diventare melensa o cervellotica.
La semplicità del suo stile fa del ‘L’ospite’ un buon romanzo.
La storia si ambienta in gran parte in un rifugio scavato nelle rocce del deserto tra California e Arizona con qualche “uscita” all’aperto. La Meyer non descrive gli ambienti nella loro globalità ma ne fornisce una descrizione soggettiva e limitata, come potrebbe essere se il lettore fosse il personaggio narrante e vedesse egli stesso nel momento in cui legge ciò che il narratore sta vedendo o in molti casi intuendo, nel buio del sottosuolo. 
La narrazione è incentrata sui sentimenti e ancora di più sulle sensazioni ed emozioni della narratrice, l’”anima” Wanderer (Viandante) alle quali risponde il controcanto dell’anima di Melanie, ancora presente nel proprio corpo, che funge ora da corpo ospite per la creatura aliena.
La sensazione di lotta interiore viene espressa attraverso i dialoghi mentali tra Wanderer e Melanie, che accompagneranno il lettore nel lento smorzarsi dell’antagonismo attraverso la nascita dell’amicizia e dell’amore, prima in un triangolo e poi in un poligono di sentimenti d’amore che le due anime condivideranno, per tutto il corso del racconto.
Il Romanzo nonostante la (credo) voluta lentezza, dovuta ai lunghi brani dedicati a riflessioni dell’entità narrante, vanta qualche colpo di scena e qualche inaspettato risvolto che rendono la narrazione intrigante (non aggiungo altro per evitare di rovinare la lettura a chi vorrà leggere questo libro)
Mi sento di consigliare ‘L’ospite’ a chi vuole “assaggiare” la fantascienza senza rischiare di farne indigestione dalla prima volta. Questo libro, che fa perno sull’amore, su vari livelli dal più generico amore per il prossimo, all’amore per la famiglia, fino a quello passionale è un must per i romantici.
Personalmente spero che la Meyer non mi lasci attendere troppo per pubblicare un nuovo libro!

Le scarpe rosse

Autore: Harris Joanne
Editore: Garzanti Libri
Genere:  letterature straniere: testi
Collana: Narratori moderni
Traduttore: Grandi L.
Pagine: 490
ISBN: 8811600510
ISBN-13: 9788811600510
Data pubblicazione: 18 Oct 07
***attenzione: parte della trama viene svelata in questa recensione***

Le scarpe rosse, è il seguito di Chocolat: carico come il libro che lo precede di atmosfere avvincenti, personaggi poliedrici e colorati, segreti e magia a volte oscura, è una rivisitazione del concetto di “lotta tra il bene e il male” anche se in questo caso la lotta è più propriamente un gioco. Sono passati quattro anni da quando Vianne Rocher e la figlia Anouk hanno lasciato il paese di Lansquenet. Per un certo periodo hanno vissuto a Les Laveuses, presso Framboise e suo marito (La stessa Framboise sul quale si basa il racconto “cinque quarti di arancia”?) tuttavia lo scandalo, le chiacchiere e ”gli amichevoli” le hanno seguite, perseguitate e minacciate mettendo in pericolo la piccola famiglia, del quale è venuta a fare parte la piccola Rosette. Nuovo nome e nuova storia per Vianne Rocher che ritrovatasi a Parigi apre una cioccolateria a Montmartre, sotto il nome di Yanne Charbonneau. Ma tutto è diverso da prima: la magia è sparita, Il vento ha smesso di soffiare. E’ qui che fa la sua comparsa Zozie de L’Alba, la donna con le scarpe rosse, e tutto cambia.  Zozie è tutto quello che era una volta Vianne: bella, antitesi della timidezza, misteriosa e…magica. Con l’aiuto della magia e una buona dose di furbizia Zozie riesce a farsi “assumere” come aiutante di Yanne nella cioccolateria e ben presto la trasforma convincendo Yanne a riprendere la produzione propria di cioccolato, e conquistando la fiducia di Anouk e Rosette.

Zozie non è quello che sembra, forse non è nemmeno Zozie. Spietata, ambigua, seducente, falsa, Zozie ha un piano: distruggere la vita di Yanne.

Yanne rischia di perdere ciò che ha di più caro e si trova di fronte ad una scelta difficile: ricominciare a fuggire, o prendere in mano il proprio destino accettando lo scontro con Zozie con le armi che mamma Rocher le ha insegnato in un lontano passato la magia degli Aztechi e il suo cioccolato.

In questi mesi ho ripreso a leggere con grande appetito. Finisco un libro ogni due settimane e considerando che leggere è una passione che in me scazzotta con lo scrivere, il dipingere il modellare e un “lavoro full time” + una “famiglia full time”, credo di avere una media di lettura decisamente alta.

Da quando ho scoperto Joanne Harris la mia vita di lettrice è diventata abbastanza facile. I suoi libri fanno tutti parte di quella categoria di libri che non dimentichi una volta letti, quei libri che ti si spalmano addosso come un balsamo profumato e quella fragranza te la porterai addosso per parecchi mesi dopo la lettura. Una volta che il profumo si è affievolito poi, si va a rannicchiare in un angolino del tuo subconscio per ritornare a solleticarti le narici vivido e pungente com’era durante la lettura.

Questi libri sono normalmente molto problematici per coloro che di libri si nutrono, perché innescano quel meccanismo di insoddisfazione che segue le letture meravigliose: trovare un libro che appassioni allo stesso modo diventa molto più difficile. Forse è anche per questo che scrivo.

Trovare dei buoni autori, se si vuole uscire dai grandi classici ed evitare i super recensiti e i “best seller” diventa pittosto arduo.

Questa però è anche una delle sfide che il lettore accetta e di buon grado – una delle cose che personalmente amo di più è la ricerca del libro che seguirà quello attuale: girare tra gli scaffali che profumano di carta, posare lo sguardo su centinaia di copertine.

La copertina di un libro è già una storia. Non ci si basa solo su quella naturalmente, ma è lei ad attirarci o ad allontanarci.

Nella mia carriera di lettrice, ne ho viste di molto particolari, come quella di un libro, di cui sinceramente non ricordo il titolo, che era fatta a forma di WC del quale si poteva aprire il coperchio…vabbè, scusate la nota scadente…

Tutto questo per dirvi che ho incominciato a leggere “Cinque quarti d’arancia” della Harris e sono ormai a metà e completamente intrisa della storia!

Ritornerò presto a farne la recensione, ma nel frattempo mi sento già di consigliarvelo!  Per chi ama leggere anche un po’ con le papille gustative, per chi ama i paesaggi francesi e le storie che profumano di passato, questo  il libro ideale!

A presto!

Leggere di Gusto

Titolo Originale: CHOCOLAT
Autore: Johanne Harris
1 ed – 1999
Ambientato nella Francia del 1959
Vianne Rocher arriva al tranquillo villaggio di Lansquenet accompagnata dalla figlia Anouk: in breve tempo, apre un negozio di dolciumi, La celeste praline che attira da subito le attenzioni del paesino. I clienti che lo frequentano sono i più disparati e per ognuno Vianne sa trovare il dolce preferito. L’apertura del negozio attira su Vianne le antipatie del sacerdote e del sindaco….
Cosa ne pensa la strega scrittrice:
Fin dalle prime pagine il sapore del cioccolato, il suo profumo e le sue visioni entrano dalle pupille per invadere tutti i sensi del lettore. L’ho letto e riletto, gustando ogni pagina senza fretta.
In qualità di assuefatta al cioccolato mi permetto di dire che questo libro è un “must” per chi ama il cacao e tutti i suoi derivati.

La magia regna sovrana, nei piccoli gesti della protagonista durante la preparazione del cioccolato e nella sua vita di tutti i giorni. Vianne e sua figlia Anouk vivono nel proprio mondo fatto di rituali e antiche magie che ci riportano alla mitologia Azteca…

http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_azteca

Vi consiglio di darci un’occhiata perché ne vale la pena. I colori e le atmosfere di questa antica cultura sbucano qua e là tra le pagine di “Chocolat” come fiori esotici in una serra…

Beh, per ora non ho nulla da aggiungere, ma non escludo che tornerò a parlarvi di questo libro e dei mille tesori che nasconde…

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Cultura per il palato:

I mendiants…

Ingredienti

  • Cioccolato fondente, al latte e bianco
  • noci, pistacchi, mandorle, anacardi, uvetta,Nocciole

Come procedere…

Far colare delle cucchiaiate di cioccolato su un foglio di carta da forno e appiattire i dischi con il dorso del cucchiaio cospargere di frutta secca assicurandosi che su ogni disco ve ne siano almeno 4 colori.  Lasciare indurire prima di servire.

 

Un po’ di storia:

 

Vengono preparati a Natale e la  frutta secca, tradizionalmentre di quattro colori, rappresenta  i quattro ordini mendicanti della Chiesa Cattolica : grigio per i francescani, marrone per i carmelitani, viola per gli agostiniani e bianco per i domenicani.

 

Questo il commento della Harris attraverso la voce di vianne Rocher: :”Sono i miei preferiti – e si chiamano così perchè anni fa venivano venduti dai mendicanti e dagli zingari – dischi grandi come biscotti di cioccolata nera, al latte, o bianca, sui quali si sparge della scorza di limone, mandorle e grossi chicchi di uva Malaga

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